NOTIZIE 2013

 

Ugl: sì al governissimo Confindustria-Triplice

 

di Giannino Stoppani

 

È per senso di responsabilità nei confronti del Paese e dei lavoratori, per coerenza con l’accordo interconfederale da noi sottoscritto nel giugno 2011 e per contribuire ad un clima di fattiva collaborazione tra sindacato e grandi imprese, se l’Ugl dirà di sì all’accordo sulla rappresentanza firmato ieri da Confindustria e Cgil, Cisl, Uil”.

Con queste parole pubblicate sul sito della confederazione di Via Margutta (http://www.ugl.it/2013/06/rappresentanza-ugl-si-responsabile-ad-accordo/), il segretario generale Giovanni Centrella ha commentato e accettato lo “storico” accordo (così l’hanno definito i gazzettieri della stampa “ufficiale”) del 31 maggio tra le parti “sociali” sulla rappresentatività sindacale e l’esigibilità dei contratti collettivi.

 

Una nota scarna, artificiosa e asettica rilasciata al termine “del confronto interno con i segretari confederali e le categorie”, organismi precipitosamente convocati sabato 1 giugno, all’indomani della firma Confindustria-Triplice sul documento che ingabbia definitivamente il diritto di sciopero dei lavoratori italiani e ostracizza il dissenso sindacale. Della serie: “Chi non è d’accordo con noi si accomodi fuori”.

 

Un’intesa a senso unico che l’ex presidente del C.C. della Fiom, Giorgio Cremaschi, ha definito senza mezzi termini nel blog di MicroMega “la grande truffa del patto sulla rappresentanza” (http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/06/01/giorgio-cremaschi-la-grande-truffa-del-patto-sulla-rappresentanza/).

 

Non bastavano le grane interne di natura economica (l’oscuro conflitto con l’Unione Territoriale Ugl di Ravenna che avrebbe causato il pignoramento da parte dell’autorità giudiziaria di oltre 300 mila euro sui conti della confederazione) o quelle imbarazzanti di natura giudiziaria, di cui anche lei sarebbe vittima (la truffa all’Inps e al Ministero della Giustizia per 22 milioni di euro operata dalla sede croata dell’Enas, l’ente di assistenza sociale dell’Ugl, che ha visto indagato in questi giorni anche il senatore ex An, ex Fli e ora Scelta civica Aldo Di Biagio ), ora per l’Ugl anche la doccia gelata e il grosso rospo da inghiottire dell’accordo Confindustria-Triplice. Dopo essere stata usata nella guerra intestina della triplice (ci tornano alla mente e agli occhi i momenti idilliaci tra Cisl, Uil e Ugl al tempo delle risse per bande con la Cgil e della vicenda Fiat), dopo essere stata illusa di contare qualcosa – durante la belle époque polveriniana – con dosi massicce di forzata visibilità mediatica, ma solo ad usum Delphini e non certo pro sindacato, dopo essersi fatta zerbino delle più disdicevoli decisioni antisociali varate dai proconsoli (politici o tecnici che dir si voglia) della troika ammazza-Stati (Commissione europea, Bce, Fmi), firmando tutti gli accordi a perdere per i lavoratori italiani e arrivando persino a tessere le lodi della vocazione sociale del governo Monti (vergognoso rimarrà, a futura memoria, il panegirico in onore di Passera pronunciato da Giovanni Centrella), l’ex Cisnal beve ora l’amaro calice fino alla feccia, senza nemmeno un flebile rantolo di dissenso, e trovandosi nel classico cul de sac, si accoda anche questa volta, a testa bassa, alle decisioni di Confindustria e Banda Bassotti, colla speranza che la “ridotta” di Via Margutta possa almeno sopravvivere e conservare ancora per un po’ poltrone e appannaggi economici.

 

Un accordo, questo del 31 maggio, che ha fatto esultare il presidente di Confindustria e che ha coronato il sogno del padronato italiano: disinnescare ogni “velleità” di lotta sindacale, silenziando il dissenso su questioni vitali come il peggioramento dei salari e delle condizioni di lavoro. Un accordo che perfeziona (in peius ) quello del 28 giugno 2011 (ripreso nella sostanza dall’art. 8 della manovra di Ferragosto), che ha sancito il regime di deroga ai contratti nazionali, conferendo un peso primario alla contrattazione integrativa e stravolgendo di fatto i principi tutelati dai CCNL sulla prestazione lavorativa, sugli orari e sull’organizzazione del lavoro. Questa sarebbe dunque la “coerenza” dell’Ugl nel rispetto di quel patto scellerato a cui fa riferimento la notarella del segretario generale. Un Centrella che riesce persino a mutare, con strabiliante funambolismo semantico, il significato di “collaborazionismo con la controparte” in “fattiva collaborazione tra sindacato e grandi imprese”.

 

Insomma sulla base del nuovo accordo-truffa godranno del diritto alla rappresentanza soltanto quelle organizzazioni sindacali firmatarie del patto e che abbiano superato una doppia soglia di sbarramento. Cremaschi fa notare a tal riguardo che la quota del 5% è uno specchietto per le allodole, perché il vero sbarramento avviene prima con l’imposizione della firma dell’accordo e la conseguente accettazione di tutti i punti in esso contemplati. Dunque, qualsiasi forza sindacale che non si riconosca nella linea politica tracciata dall’intesa è automaticamente messa fuori gioco. Non solo, la B.B. firmataria dell’accordo, alla quale si accoderà ora obbediente anche la Cenerentola del sindacalismo confederale italiota, si è impegnata a inserire nei contratti “clausole di raffreddamento” della conflittualità, in altre parole divieto di sciopero e di eventuali azioni legali, con l’introduzione di sanzioni per chi viola la norma. È la volontà di cancellare definitivamente dal panorama sindacale italiano ogni forma di opposizione sociale e di quanto ancora resta dei diritti dei lavoratori e dello stato sociale. Chi dissente dai desiderata di Confindustria e dall’operato collaborazionista della Triplice e dei suoi accoliti viene messo alla porta senza esitazione (chissà se, alla fine, anche Landini e la Fiom accetteranno la capitolazione, rimangiandosi con un sol boccone la vicenda Pomigliano!).

 

L’Ugl, dunque, si prepara alla prosternazione al padronato e ai suoi fratelli maggiori confederali, d’altro canto un esercizio molto praticato in quel di via Margutta. Basterebbe leggere il solo titolo dell’editoriale (a firma Giovanni Centrella) del mensile della Ugl dello scorso aprile, “Finalmente abbiamo un governo. Ma è obbligato a fare bene”, per comprendere la “filosofia” che anima questo sindacato e la “logica”, tutta politicamente corretta, che applica nei confronti dei poteri costituiti (ne abbiamo dato ampia illustrazione in decine di nostri articoli su questo quotidiano). Commentare frasi tipo: “di un governo di larghe intese avevamo, abbiamo assoluto bisogno, e non è un caso se l’Ugl ha sostenuto questa soluzione fin dall’inizio” (La Meta Sociale, n.4 aprile 2013, p. 5) oppure “il mese di aprile (…) ci ha portato un nuovo governo. Proprio quel governo di larghe intese invocato dal segretario generale Giovanni Centrella fin dall’esito delle elezioni di fine febbraio. Il merito va attribuito (…) a uno dei più amati presidenti della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale (…) si è sacrificato per il bene dell’Italia accettando di proseguire il suo mandato” (La Meta Sociale, n.4 aprile 2013, p. 4), sarebbe un inutile esercizio di ermeneutica sindacalese. Preferiamo affidare l’indagine e le conclusioni del caso alla psicoterapia.

 

Onestamente, però, non possiamo che concordare col passaggio finale della notiziola ugiellina d’apertura: Saranno i cittadini, i lavoratori, i disoccupati, i precari soprattutto del Sud a dire se questo accordo sarà capace di creare nuove opportunità, coesione sociale e di garantire a tutti i lavoratori il diritto alla rappresentanza”.

 

Sì - stiano tranquilli a Via Margutta - saranno proprio loro, le categorie produttive, i lavoratori dipendenti, gli operai, i salariati, i precari, i pensionati, i disoccupati, gli indignati organizzati (che sono in continua crescita), insomma quanti non ci stanno più ad essere turlupinati e tosati da un potere parassitario, politico e sindacale, che continua a suicidare la parte sana della Nazione, ad avere l’ultima parola. La lotta ai governissimi politici e sindacali partirà proprio dalla sonora bocciatura di questo accordo-truffa. E anche l’Ugl – ne siamo più che certi – avrà la sua giusta e ben meritata mercede.

 

09/06/2013


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