NOTIZIE 2014

 

Il Ministro degli Esteri Iraniano: Il conseguimento di armi atomiche metterebbe a repentaglio la sicurezza nazionale del Paese

 

scrive Javad Zarif

Impianto nucleare di Busher, Iran

Alla fine sembra realistico sperare in una qualche risoluzione riguardante l’inutile crisi sul programma nucleare pacifico dell’Iran. Questo perché in massima parte gli atteggiamenti verso il mio paese stanno cambiando. Viene ora riconosciuto che gli scienziati iraniani conoscono bene la tecnologia nucleare – ed è largamente accettato che la conoscenza che abbiamo conseguito non può essere misconosciuta.

C’è anche un apprezzamento crescente riguardo al fatto che l’Iran non ha alcun interesse negli armamenti nucleari. Vero è che noi viviamo tra vicini volubili. Tuttavia siamo stati sempre molto chiari che il conseguimento di armi nucleari – o persino l’errato sospetto di volerle conseguire – metterebbe a repentaglio la nostra sicurezza nazionale.

Secondo il nostro punto di vista, gli armamenti nucleari sono strumenti obsoleti del passato. L’arsenale nucleare d’Israele è stato di poco aiuto in Libano nel 2006. I tragici eventi dell’11 settembre provano, al di là di ogni dubbio, che persino la potenza nucleare al massimo livello non può raggiungere la sicurezza per se stessa col volere infliggere agli altri uno stato di insicurezza. Non c’è alternativa alla condivisione e all’impegno.

Le armi di distruzione di massa sono deboli strumenti di sicurezza e di deterrenza. Questo vale per tutti gli stati, ma in modo particolare per l’Iran. Il mio paese è soddisfatto della propria dimensione, della propria geografia, delle risorse naturali e del capitale umano. Non ha iniziato una sola guerra negli ultimi tre secoli.

L’opzione delle armi nucleari danneggerebbe la nostra sicurezza, mettendo a rischio il nostro relativo vantaggio riguardante le forze convenzionali. Al contrario dobbiamo guadagnarci la fiducia di quanti hanno manifestato indebitamente preoccupazioneriguardo alla forza dell’Iran. L’Iran non può pensare di possedere un significativo deterrente nucleare, sia in forma diretta che per procura.

Al di là di questo ragionato calcolo strategico, ci opponiamo per principio agli armamenti nucleari. L’ayatollah Ali Khamenei, leader dell’Iran, è andato oltre fino a emettere un fatwa – un editto religioso – che proibisce lo sviluppo, lo stoccaggio e l’uso di tali armi. La nostra obiezione di coscienza è stata messa alla prova. Quando Saddam Hussein utilizzò i gas contro il nostro popolo in proporzioni tali che non si erano mai viste dall’epoca della prima guerra mondiale, noi non impiegammo armi di distruzione di massa nemmeno come rappresaglia.

Mentre alcuni occidentali hanno in passato nutrito delle illusioni, ora sono in pochi a dubitare che l’unico modo per garantire che il programma energetico nucleare iraniano rimanga esclusivamente pacifico è quello di raggiungere un accordo che sia accettabile da entrambe le parti. Questo cambiamento non è avvenuto in una notte. È stato dettato dalla consapevolezza che coercizione, pressione e sanzioni determinano maggiori dotazioni di centrifughe, più risentimento e maggiore diffidenza.

Il Piano d’Azione Congiunto concordato con le mie controparti a Ginevra lo scorso novembre è un documento di riferimento di una certa importanza. È basato sulla convinzione che la non proliferazione possa essere assicurata soltanto attraverso un programma energetico trasparente iraniano, monitorato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, che include l’arricchimento dell’uranio.

L’aver raggiunto tale accordo provvisorio, il primo in un decennio, ha richiesto leadership e coraggio da entrambe le parti. La negoziazione di un accordo permanente pone una sfida ancora più grande. Tutte le parti coinvolte nei colloqui hanno mostrato una propensione a impegnarsi, ma la cosa sarà verificata nei mesi a venire.

L’impegno iraniano non è un mezzo finalizzato a una conclusione qualsiasi ma una priorità di sicurezza nazionale. Per essere del tutto chiari, noi non stiamo negoziando per amore della negoziazione, né per guadagnare tempo. Abbiamo dimostrato ancora una volta che noi manteniamo la nostra parola. Come ha recentemente confermato l’AIEA, abbiamo mantenuto tutte le promesse da noi fatte. È ora tempo che anche le nostre controparti mantengano fede ai loro impegni.

Quando si entrerà nel vivo dei colloqui sull’accordo nucleare complessivo, le nostre controparti dovranno fare delle scelte difficili. Dovranno tralasciare la retorica e agire concretamente. Molti di loro dovranno spendere cospicue quantità di capitale politico per restare credibili di fronte alla comunità internazionale. Altri, che hanno trovato comodo lo status quo, dovranno lottare per riposizionarsi.

Una cosa che dovranno fare tutti è mostrare coraggio – più di quanto ne abbiamo già mostrato sinora.

Dato che il nostro equinozio di primavera si sta avvicinando, invito il mondo a unirsi al mio popolo per celebrare una nuova alba. Prima di tutto, invito le mie controparti coinvolte nei negoziati sul nucleare di cogliere in pieno tutte le opportunità prima di noi. Poniamo fine a questa inutile crisi e apriamo nuovi orizzonti.

Il redattore è il ministro degli esteri dell’Iran

Iran keeps its word – the west should do the same

By Javad Zarif

Pursuing atomic weapons would put the country’s national security in jeopardy, writes Javad Zarif

Bushehr nuclear power plant, Iran

At last it seems realistic to hope for a resolution to the unnecessary crisis surrounding Iran’s peaceful nuclear programme. In large part that is because attitudes towards my country are changing. It is now recognised that Iranian scientists have mastered nuclear technology – and it is widely accepted that the knowledge we have attained cannot be wished away.

There is also a growing appreciation that Iran does not have any interest in nuclear weapons. True, we live in a volatile neighbourhood. Yet we have always been clear that pursuing nuclear weapons – or even being wrongly suspected of doing so – would put our national security in jeopardy.

In our view, nuclear weapons are obsolete tools of the past. Israel’s nuclear arsenal was of little help in Lebanon in 2006. The tragic events of 9/11 proved beyond any doubt that even the strongest nuclear power cannot attain security for itself by inflicting insecurity on others. There is no alternative to inclusion and engagement.

Weapons of mass destruction are feeble instruments of security and deterrence. This is true for all states, but especially for Iran. My country is content with its size, geography, natural resources and human capital. It has not started a single war in the past three centuries.

The option of a nuclear weapon would harm our security, putting at risk our relative advantage in conventional forces. Instead, we must win the confidence of actors who have worried unnecessarily about Iranian strength. Iran cannot expect to possess a meaningful nuclear deterrent, either directly or through proxies.

Beyond this sober strategic calculus, we oppose nuclear weapons on principle. Ayatollah Ali Khamenei, Iran’s leader, has gone as far as issuing a fatwa – a religious edict – prohibiting the development, stockpiling and use of such arms. Our conscientious objection has been put to the test. When Saddam Hussein gassed our people on a scale not seen since the first world war, we did not use weapons of mass destruction even in retaliation.

While some in the west may have entertained illusions in the past, few now doubt that the only way to ensure that Iran’s nuclear energy programme will remain exclusively peaceful is to reach a mutually acceptable agreement. This shift did not occur overnight. It was prompted by the realisation that coercion, pressure and sanctions only result in more centrifuges, more resentment and deeper mistrust.

The Joint Plan of Action agreed with my counterparts in Geneva last November is a landmark document. It is founded on the conviction that non-proliferation can be assured only through a transparent Iranian energy programme, monitored by the International Atomic Energy Agency, that includes uranium enrichment.

Reaching this interim deal, the first in a decade, required leadership and courage from all sides. Negotiating a permanent agreement poses a still greater challenge. All parties to the talks have displayed a proclivity to engage, but this will be tested in the coming months.

Iranian engagement is not a means to an end but a national security priority. To be absolutely clear, we are not negotiating for the sake of negotiating, nor in order to gain time. We have shown once again that we keep our word. As the IAEA recently confirmed, we have kept all the promises we have made. It is now time for our counterparts to keep their side of the bargain.

As we enter talks on the comprehensive nuclear deal, our counterparts will have to make tough choices. They will have to back up rhetoric with action. Some of them will have to spend copious amounts of political capital to remain credible before the international community. Others, who have grown comfortable with the status quo, will have to scramble to reposition themselves.

One thing that everyone will have to do is show courage – far more than has been displayed so far.

As our spring equinox approaches, I invite the world to join my people in celebrating a new dawn. Most of all, I invite my counterparts in the nuclear negotiations to make full use of the opportunity before us. Let us end this unnecessary crisis and open new horizons.

The writer is foreign minister of Iran

Hassan Niazi - Ministro Consigliere - Ambasciata della R.I. Iran

29/03/2014


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